Oggi cosa rimane...

Passione per la storia e passione per la montagna. Aggiungiamo le mie radici in luoghi dove la Grande Guerra è stata vissuta in casa. La conseguenza logica e scontata è stata quella che, fin da quando cammino, cerco di risalire valli, cime, creste per visitare quello che rimaneva e rimane di quell'incredibile e drammatico momento storico.

Sembra davvero incredibile raggiungere i 3.000 metri di quota e trovare, ancora oggi, i resti di piccole borgate: basamenti di baracche, resti di teleferiche e di gruppi elettrogeni, chilometri di reticolato, lamiere, barattolame... Sulla vedretta della Lobbia, pur abbattuta al suolo, ho visto, ancora pochi anni or sono, centinaia di metri della linea telefonica, con tanto di pali in legno, che doveva collegare la Caserma Giordana del Passo della Lobbia con gli avamposti del Crozzon di Lares, del Diavolo, Passo Cavento e il Corno di Cavento.

Con l'avvento del digitale è stato immensamente più agevole ed economico immortalare quanto resta per futura memoria (memoria che è mancata quelle volte che ho dimenticato la macchina fotografica a casa o di ricaricarle la batteria... Per cui diverse escursioni, ahimè, mancano).

Sperando di far cosa gradita agli appassionati, ho quindi deciso di pubblicare quelle foto che, per argomento, raccontano le vestigia di quel passato. I luoghi immortalati sono prevalentemente quelli del massiccio dell'Adamello, della Presanella e del Gruppo del Cadria (anche detto Geometra).

Non sono Ansel Adams o Robert Capa: le foto sono quel che sono...

Caso a parte sono le foto che ho scattato nell'indimenticabile periodo in cui ho avuto la fortuna di collaborare al recupero dei materiali restituiti dal ghiaccio della "caverna" della vetta del Corno di Cavento (gruppo dell'Adamello, sottogruppo del Carè Alto), affiancando gli amici della SAT e il personale della Provincia Autonoma di Trento. Le foto che ho scattato documentano una sorta di Pompei della Grande Guerra dove il ghiaccio, e non la cenere, hanno conservato intatta la memoria del tempo.

Ho cercato di suddividere le foto per valle o cima. Per ciascun gruppo di foto ho inserito nella presentazione uno stralcio delle carte d'epoca. Su di esse ho segnato sommariamente le posizioni italiane (Rosso) e imperiali (blu). Spesso ho anche inserito la posizione delle teleferiche. In quasi tutti i luoghi (compreso il Cadria), la guerra ha avuto un andamento molto statico e le linee hanno subito poca o nulla modifica. Caso diverso per la parte centrale dei ghiacciai e il teatro immediatamente limitrofo (Cavento, linea Crozzon di Lares-Menecigolo, Conca del Mandrone, Presena e Val Zigola), dove la guerra è stata decisamente più dinamica. Poichè in uno scampolo di cartina è impossibile rendere efficacemente tute le fasi storiche del conflitto, ho rappresentato quella più tarda. Caso diverso è stato per il Cavento dove, considerate le sue tormentate vicende, ho cercato di indicare, alternativamente, le sue due configurazioni: quella italiana e quella austriaca.

Per meglio contestualizzare le foto si può consultare la carta completa dell'Adamello in scala 1:50000 che ho pubblicato qui o in scala 1:100.000 che ho pubblicato qui (entrambe con toponimi, qualche volta, arcaici e alcuni assenti. Il lago di Lares o i laghi dei Pozzoni non ce li trovate: all'epoca erano ghiacciaio!), o quella della zona della Val di Ledro-Cadria-Garda in scala 1:100.000, qui. O, ancora, il sito https://webgis.provincia.tn.it/ con la possibilità di visionare le foto aeree e le ottime carte tecniche della PAT.

Ho aggiunto anche foto riguardanti storie attinenti alla Grande Guerra: le scritte murali superstiti nei paesi risalenti all'epoca o antecedenti e foto di opere costruite in previsione di un possibile conflitto con la Francia, quando l'Italia era impegnata nella Triplice Alleanza: una guerra possibile che, almeno all'epoca, non ci fu.

Molte foto ritraggono ordigni esplosivi dell'epoca. Se a qualcuno dei lettori capitasse di imbattersi in oggetti del genere (fatto tutt'altro che raro in molte zone del vecchio fronte), abbia l'accortezza di considerarli sempre CARICHI E PERICOLOSI! Ancora dopo cent'anni questi ordigni seminano, pressoché ogni anno, morte e distruzione tra gli incauti che li maneggiano pensandoli ormai semplici pezzi d'antiquariato. Spesso, infatti, gli esplosivi si deteriorano, decomponendosi al contatto con i metalli e gli agenti atmosferici, diventando oltremodo instabili. Quale urto (una martellata? un semplice movimento?), possa essere sufficiente ad innescarli è fattore ignoto a chiunque...

Album:

Di seguito: CLICCANDO sul nome delle zone si apre il relativo ALBUM

Cliccando sulla miniature di ogni ALBUM si aprono le varie foto in grande formato

ADAMELLO-PRESANELLA

VAL DI NARDIS VAL ROCCHETTA CERCEN

DOSSON

(Bedole)

VAL ZIGOLA VAL RONCHINA
LAGO SCURO e MANDRON VAL GENOVA (FONDOVALLE E SBARRAMENTO FONTANABUONA) PANORAMI DELLA VAL GENOVA VAL SENICIAGA VAL DI LARES VAL FOLGORIDA
VAL STABLEL
POZZABELLA
VAL STABLELIN LOBBIE, PASSO E VEDRETTA LOBBIA CRESTA CROCE ("IPPOPOTAMO" OBICE 149G) FOLLETTI POZZONI - VEDRETTA DI LARES
CARE' ALTO

NISCLI

VAL DI SAN VALENTINO VAL DI BREGUZZO MONTE RE DI CASTELLO LAGO DI CAMPO
FORTE LARINO

FORTE CLEMP

(2a linea)

       
 

CORNO DI CAVENTO

CANTIERE CAVERNA DI VETTA

CADRIA

CADRIA

PASSO ROLLE

PASSO ROLLE

MONTE CAURIOL

MONTE CAURIOL

I MURI RACCONTANO

I MURI RACCONTANO

LA GRANDE GUERRA CHE NON CI FU

LA GRANDE GUERRA CHE NON CI FU

 

Due foto a loro modo "storiche", anche se si tratta di un'altra drammatica storia: la nostra.

Di seguito due immagini del Lago di Lares scattate a distanza di soli venticinque anni:

 

A sinistra il Lago di Lares nel 1989, dal Passo del Diavolo: la vedretta di Lares vi terminava dentro.

A destra il Lago dalla vedretta omonima nel 2014: il ghiaccio terminava nella valle sotto il lago che ormai è molto più in alto e lontano

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