ARMI: NORME, DEFINIZIONI, DOCUMENTI NECESSARI

(al: 20/02/2023)

L'appassionato di storia spesso è anche collezionista. Trattandosi, nel nostro caso, della storia di una guerra, spesso il collezionista si interessa anche di armi dell'epoca e, quindi, potrebbe avere il desiderio di acquisirne e detenerne. La disciplina normativa in materia è purtroppo complessa e, in alcuni casi, contraddittoria.

Spesso applicata secondo interpretazioni anche discordanti tra loro, può prevedere l'applicazione di sanzioni penali molto pesanti.

La pagina intende fornire un ausilio all'appassionato della materia dovendo però ricordare che è sempre bene, quando si intende iniziare una collezione di armi, mantenersi il più possibile informati in materia perché le norme possono mutare e noi, senza aver cambiato nulla nella nostra collezione, possiamo trovarci a detenere armi che hanno mutato qualificazione giuridica con conseguenti obblighi che, se non ottemperati, ci causeranno notevoli dispiaceri.

Questa pagina si limita a riportare i principali aspetti normativi cui il detentore/collezionista con interesse "storico" di armi e munizioni si trova ad affrontare e non vuol essere un vademecum omnicomprensivo sulla materia.


Poiché è importante il riferimento del periodo normativo cui si riferisce, in alto, ho riportato in evidenza la data dell'ultimo aggiornamento
.

Un sito di riferimento sempre valido è quello curato dal magistrato in pensione Edoardo Mori, di cui si invita la consultazione: www.earmi.it

Un testo di riferimento per chi volesse approfondire è il CODICE DELLE ARMI E DEGLI ESPLOSIVI, E. Mori, ed. La Tribuna, oggi all'edizione 2022

Nella pagina dei FAC-SIMILE (raggiungibile dall'indice in alto), si possono scaricare alcuni modelli in formato WORD per la gestione delle armi da acquisire,cedere e collezzionare.

 

NORME E PRINCIPI GIURIDICI DI BASE

Le principali leggi in materia di armi

 

Alcuni principi giuridici

Per meglio comprendere di cosa si parla...

L'elemento soggettivo del reato: dolo e colpa.

Si può commettere un illecito con DOLO, cioè volendo espressamente il fatto illecito o accettandolo come conseguenza certa dell'agire.

O per COLPA: quando si causa un fatto illecito, pur non volendolo, per negligenza o imprudenza o imperizia, ovvero per l'inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline.

Esempi: uno appicca fuoco a un bosco perché lo vuol bruciare: è sicuramente dolo.

Uno fa saltare in aria una barca per fini assicurativi (fatto espressamente voluto), ma sapendo che sopra ci sono persone che rimarranno così uccise o gravemente ferite (fatto non voluto, ma accettato): anche in questo caso il dolo di applica sia al danneggiamento del natante che a quello delle persone.

Uno accende un fuoco per bruciare le stoppie, non vuole certamente provocare alcun danno, ma il fuoco gli sfugge perché si è alzato il vento e lui non aveva preso le dovute precauzioni (imprudenza e imperizia e, in molti casi, pure con violazione di leggi regionali o norme locali): è colpa.

 

Le sanzioni amministrative e penali.

Le sanzioni possono essere di natura amministrativa (es. la sanzione per divieto di sosta), o penale.

I reati possono essere "contravvenzioni" o "delitti".

Si distinguono tra loro in quanto le "contravvenzioni" prevedono la sanzione pecuniaria dell'AMMENDA e/o quella detentiva dell'ARRESTO (da non confondersi con l'omonima azione per cui, ad esempio, la polizia giudiziaria "arresta" un soggetto colto in flagranza di determinati reati e lo conduce in carcere: nel primo caso si tratta di una condanna, mentre nel secondo no). I "delitti" prevedono la pena pecuniaria della MULTA e/o quella detentiva della RECLUSIONE o dell'ERGASTOLO.

Anche il tipo di estinzione della pena non è identico per delitti e contravvenzioni. Per le seconde, ad esempio, è prevista, in alcuni casi, la possibilità dell'oblazione: cioè estinguere il reato con il pagamento di una cifra, quasi come si trattasse di una sanzione amministrativa.

Per i "delitti" se ne risponde solo per DOLO, a meno ché la legge non ne preveda specificatamente la fattispecie colposa. Ad esempio, per i reati di omicidio o incendio, se ne risponde sia per DOLO, sia per COLPA, mentre nel caso del danneggiamento, la fattispecie colposa non esiste, per cui se uno danneggia accidentalmente il bene di un altro dovrà senz'altro risarcirlo, ma non potrà mai risponderne penalmente.

Nel caso dei reati legati alle armi, contestualmente alla denuncia penale è pressoché scontato che queste vengano sequestrate

Se condannati, è sempre prevista la confisca obbligatoria (cioè se ne perde la proprietà in via definitiva).

Il Prefetto e il Questore possono impedire con un provvedimento amministrativo ad una persona che non abbia i requisiti dell'affidabilità o in casi in cui la sicurezza pubblica sia compromessa, l'acquisto e/o detenzione di armi, munizioni ed esplosivi. Tale provvedimento può anche colpire chi già le detiene per cui costui dovrà disfarsene.

Ciò può accadere, ad esempio, in caso in cui si venga colpiti da denuncie penali (soprattutto in materia di armi, offesa alla persona, o in materia di pubblica incolumità). Ma può anche accadere che il provvedimento venga preso nei confronti di soggetti psichicamente instabili, che abbiano tentato il suicidio, tossicodipendenti, alcolisti anche non abituali.

Si tratta di provvedimenti amministrativi di carattere non sanzionatorio e, per tale, motivo, viene riconosciuta alla Pubblica Amministrazione ampia discrezionalità nel decidere.

Non si tratta, in via teorica, di provvedimenti irreversibili, anche se, spesso, nei fatti, lo sono.

 

CLASSIFICAZIONE DELLE ARMI

Le armi possono venire classificate secondo diverse logiche. Lo schema seguente propone una classificazione giuridica.

NON sono da considerarsi più armi tutte quelle che, pur essendo nate come tali, ne hanno perso irreversibilmente le caratteristiche.

Per le ARMI COMUNI DA SPARO ciò accade, ad esempio, quando un'arma abbia TUTTE le "parti essenziali" (L.110/75, art. 198 e D.L.vo 12/2010, art. 2, co. 1, lett c), completamente ed irreversibilmente bloccate o danneggiate (come succede nei non infrequenti casi di rinvenimento di armi sui campi di battaglia: ormai quasi sempre dei blocchi di ruggine). Se per ripristinarle serve specifica perizia e speciali attrezzature l'arma è da considerarsi inefficiente.

Per le ARMI DA PUNTA E DA TAGLIO (anche dette BIANCHE), accade se queste sono prive di punta e di taglio (se presente: le baionette a spiedo, ad esempio, il taglio non lo avevano, per cui è sufficiente che siano spezzate). Non rileva, invece, per molta giurisprudenza il deterioramento anche irreversibile del meccanismo di innesto per il fucile. Di diverso avviso il giudice Mori che ritiene che in caso una baionetta non abbia più l'innesto questa diventi un coltello.

Le PARTI ESSENZIALI DI UN'ARMA DA FUOCO (art. 1 bis, Dlgs 527/1992) sono le uniche di interesse giuridico perchè, ne è prevista la denuncia di possesso con tutto ciò che ne consegue (acquisto da parte di persona titolata, ecc.) e sono:

nonche', in relazione alle modalita' di funzionamento,

che, in quanto oggetti distinti, rientrano nella categoria in cui e' stata classificata l'arma da fuoco sulla quale sono installati o sono destinati ad essere installati; 

Non esistono (giuridicamente), le "parti" di armi bianche per cui, un pezzo di tali armi, è da considerarsi un mero pezzo di ferro che non obbliga ad alcunché (in tal senso si potrebbe interpretare la classificazione giuridica di una baionetta del tipo pieghevole e fissa al fucile, tipo quella del mod. 1891 italiano, per cavalleria, una volta smontata dal fucile).

Qualsiasi altra "parte" di un'arma da fuoco non ricompresa nell'elenco delle parti "essenziali", sono oggetti di libera detenzione e cessione.

 

Sono ARMI PROPRIE (Codice Penale artt. 585, nr.1 e 704):

 

Sono ARMI IMPROPRIE (art. 585, nr. 2 Codice Penale e art. 4, L. 110/75):

tutti gli strumenti atti ad offendere (che NON siano già ricompresi tra le armi proprie), dei quali è dalla legge vietato il porto in modo assoluto, ovvero senza giustificato motivo.

Esempio: sono armi proprie i fucili, le pistole, le bombe, i gas nati per fini di offesa, sciabole, baionette, pugnali, le noccoliere (perchè nate espressamente per essere impiegate nell'offesa alla persona).

Possono essere armi improprie i cacciaviti, i coltelli, gli strumenti da taglio quali asce, machete, roncole, ecc. Ma, potenzialmente, anche un bastone o un sasso qualora portati in giro senza un giustificato motivo e in ogni caso se vengono utilizzate ingiustificatamente per l'offesa o la minaccia a terzi.

Esistono, tuttavia, alcune eccezioni.

Gli archi da tiro e le balestre, nati (soprattutto le seconde che sono nate come armi da guerra), per esplicita finalità di offesa, oggi non sono considerate armi, ma oggetti atti ad offendere: quindi di libera vendita, detenzione, porto o trasporto (ma possono diventare armi improprie se portati e usati senza giustificato motivo).

Le pistole LANCIARAZZI (nate per fini di segnalazione e non certo per offendere il prossimo), sono considerate armi dall'art. 2 della L. 110/75. Tuttavia il loro acquisto, porto e detenzione (comprese le munizioni) è ibero e non assoggettato ad alcun obbligo SOLO nei casi in cui il loro impiego sia previsto da specifiche norme o regolamenti (es. per la navigazione) e “quando sono comunque detenuti o portati per essere utilizzati come strumenti di segnalazione per soccorso, salvataggio o attività di protezione civile" (L. 36/1990). In conclusione: se uno detiene una lanciarazzi della Grande Guerra per collezionarla o, comunque, non ha giustificazioni tra quelle elencate sopra DEVE trattarla a tutti gli effetti come una qualsiasi altra arma comune da sparo (obbligo di denuncia di possesso, ecc.)


Lanciarazzi austriaca mod. 1909

In alcuni casi definire se uno strumento sia o meno un'arma può risultare difficile o, per lo meno, ...rischioso. Ad esempio: la seguente immagine ritrae una "daga" da soldato pioniere, del servizio di sanità o dell'artiglieria (Pioniersabel M.15).

 
Pioniersabel mod. 1915

Faceva parte senza dubbio del materiale militare e della divisa di tali specialità, ma veniva distribuita per essere utilizzata per tagliare piccoli tronchi per costruire ricoveri, mimetismi o barelle di fortuna: l'antesignana dei "machete". Il suo fine, quindi, non era l'offesa alla persona. L'offensività potenziale dell'oggetto non rileva ai fini della sua definizione o meno quale arma. Un coltello da macellaio è probabilmente più letale di molte baionette e, leggendo "Niente di nuovo sul fronte occidentale " di E.R. Remarque, si apprende come l'arma più usata nei corpo a corpo fosse... la comune vanghetta da trincea affilata su un lato che, non per questo, oggi, è annoverabile tra le armi proprie. Tuttavia, per tornare alla nostra "daga", personalmente suggerirei di denunciarla come arma (come ho fatto), perchè, altrimenti, ad una possibile ispezione delle armi detenute, c'è il caso che vi troviate a cercare di convincere qualche operatore un po' troppo solerte e non troppo ferrato in materia, che questa specie di spadone, con tanto di marchi dell'Imperial Regio esercito era un semplice e banale strumento da taglio non diverso da una comune accetta.

 

Le ARMI PROPRIE possono essere:

 

ARMI DA GUERRA


Le
Armi da GUERRA sono (art.1 L.110/75), le armi di ogni specie che, per la loro spiccata potenzialità di offesa, sono o possono essere destinate al moderno armamento delle truppe nazionali o estere per l'impiego bellico, nonché le bombe di qualsiasi tipo o parti di esse, gli aggressivi chimici, i congegni bellici micidiali di qualunque natura, le bottiglie e gli involucri esplosivi o incendiari.
Sono armi TIPO GUERRA quelle che, pur non rientrando tra le armi da guerra, possono utilizzare lo stesso munizionamento delle armi da guerra o sono predisposte al funzionamento automatico per l'esecuzione del tiro a raffica o presentano caratteristiche balistiche o di impiego comuni con le armi da guerra.

Sono munizioni da guerra le cartucce e i relativi bossoli, i proiettili o parti di essi destinati al caricamento delle armi da guerra. Di queste categorie è VIETATA (al comune cittadino) la detenzione e, quindi, anche il trasporto e il porto, nonché la commercializzazione.

La Legge 185/1990 stabilisce i criteri tecnici per cui un'arma può definirsi da guerra ai sensi dell'articolo 1 della L. 110/75 Il GUP di Lanusei, nel 2005, ha stabilito una volta per tutte (forse), cos'è arma da guerra e cosa no (
qui)

Per quanto attiene il nostro periodo storico le armi TIPO GUERRA credo siano una categoria che possiamo tralasciare.

Al contrario, molti degli armamenti d'epoca sono ancora considerati a tutti gli effetti armi DA GUERRA.

Lo sono senz'altro:

Sono munizioni da guerra:

Esistono infine i proiettili di tipo proibito

Di proiettili destinati all'esclusivo uso di armi da guerra (oltre a quelli d'artiglieria), nel periodo della Grande Guerra non credo che ne siano esistiti. Tutte le mitragliatrici o pistole mitragliatrici cameravano le stesse identiche munizioni dei fucili e pistole d'ordinanza: oggi tutte armi comuni.

Per fare un esempio devo quindi riferirmi a munizioni risalenti al secondo conflitto. Rientrano in tale categoria, ad esempio, la munizione cal.12,7 mm Browning per mitragliatrice pesante o la 8 mm Breda che erano nate per l'esclusivo utilizzo per tali armi automatiche di reparto.

I "proiettili di tipo proibito" (art. 2 L. 110/75), sono quelli con pallottole a nucleo perforante, traccianti, incendiarie, a carica esplosiva, ad espansione, autopropellenti, Sono quindi NON detenibili le palle esplosive (cariche), 8x50mm austriache o altre del genere risalenti al primo conflitto.

Non è invece vietata la detenzione di eventuali palle cosiddette "dum-dum", realizzate artigianalmente dai soldati intagliandone la punta. Queste erano (e sono), palle di cui è vietato l'impiego contro la persona ma non, ad esempio, nell'uso venatorio.

 

NON sono da guerra:

NON sono armi da GUERRA, le armi semiautomatiche o a ripetizione manuale, classificabili quali Comuni da Sparo che possono camerare cartucce 9 Parabellum (cal. 9x19),di cui, recentemente, ne è stato ammessa la commercializzazione per fini civili.

Si trovano infatti, oggi sul mercato civile pistole che camerano il cal. 9x19 (sia esso con carica "Parabellum", sia esso con la ridotta carica per l'armamento italiano cosiddetto cal.9 Glisenti come quella della foto sottostante).

        

a sinistra una P08 Luger in cal. 9x19 Parabellum e a destra una Glisenti mod. 1910 in cal. 9x19 Glisenti

 

Gli INVOLUCRI delle bombe (siano a mano, da fucile  o da artiglieria), o dei proiettili esplosivi, purché privi della carica esplosiva, sono da considerarsi semplici simulacri e NON parti di arma da guerra: quindi sempre liberamente detenibili. Ciò vale anche per le spolette e gli inneschi d'artiglieria purché inutilizzabili.(Cfr. Sentenza del GUP di Trento del 2005: qui)

Nel solco di tale logica riterrei non essere classificabili quali munizioni da guerra nemmeno le ogive e i bossoli (vuoti e, meglio ancora, se sparati), di munizioni destinate al cameramento esclusivo di armi da guerra (v. sopra)

 

ARMI COMUNI DA SPARO

Le ARMI COMUNI da sparo sono quelle, da fuoco o ad aria compressa che non siano ricomprese tra quelle da guerra o antiche. Di esse è ammesso l'acquisto, la detenzione, il porto e il trasporto (vedremo con quali obblighi).

Tra le armi da SPARO vi sono anche le armi ad aria compressa (da sparo e da fuoco non sono sinonimi, in quanto lo "sparo" può tecnicamente avvenire sia con la propulsione dovuta all'accensione della polvere da sparo, sia con l'aria compressa) 

Le armi comuni da sparo, per quello che ci interessa, possono essere suddivise in:

Sono armi da CACCIA quelle ammesse all'uso venatorio dalla L. 157/1992 che regolamenta la caccia e cioè quelle elencate nel suo art. 13.

Di queste armi interessano normalmente a chi colleziona oggettistica della Grande Guerra, solo quelle ad anima rigata ad una canna, cioè i fucili "...a caricamento singolo manuale o a ripetizione semiautomatica di calibro non inferiore a millimetri 5,6 con bossolo a vuoto di altezza non inferiore a millimetri 40..." dovendo intendere che sono da caccia quelli con calibro superiore a 5,6 (o analogo anglosassone) e, se inferiori a tale calibro, solo se con lunghezza del bossolo superiore o uguale a 40 mm.

Come si può vedere dalla seguente carrellata di armi lunghe ex ordinanze della Grande Guerra, oggi queste sono pressoché tutte armi classificate quali Comuni DA CACCIA.

un moschetto "stutzen" Mannlicher mod.1895, già ordinanza autro-ungarica: nerbo dell'armamento individuale delle truppe imperialregie, assieme al fucile mod. 95 da cui derivava. Le carabine erano prevalentemente assegnate alle truppe tecniche e a quelle impiegate in montagna.
Fucile Enfield MK III* del 1915. Arma lunga dell'esercito britannico, impiegato in tutti i territori dell'impero. Con diverse modifiche rimase in uso fino a ben dopo la seconda guerra mondiale.
  Anche il Mannlicher-Carcano, mod.1891, ordinanza del Regio Esercito italiano, è oggi un'arma da caccia. Rimase, con scarse modifiche, in dotazione alle FFAA fin dopo la seconda guerra mondiale.
Sono armi comuni "da caccia", anche gli adattamenti a moschetto per Truppe Speciali (TS) e per cavalleria con baionetta pieghevole.  
  Il fucile tedesco Mauser, mod. 1898 era probabilmente la migliore arma in uso durante il primo conflitto mondiale. Da questo primo modello deriva la più corta Karabine mod. 98, la principale arma in dotazione alle truppe tedesche durante la seconda guerra mondiale: anche queste tutte armi "da caccia".

Le armi comuni lunghe dotate di baionetta pieghevole sono considerate da caccia se di calibro ammesso all'uso venatorio.

Il porto di baionetta è sempre vietato per cui, per portare uno di questi fucili, sarà necessario prima smontarla (ad esempio, nel '91 Cavalleria, questa è smontabile abbastanza agevolmente).

Sopra: un moschetto Mannlicher-Carcano mod. 1891 per Cavalleria, anche in dotazione ai RRCC e PS

Sono state escluse dall'uso venatorio, anche se di calibro potenzialmente ammissibile, i fucili rientranti fra le armi da fuoco semiautomatiche somiglianti ad un'arma da fuoco automatica di cui alla categoria B, punto 9, de LA NUOVA CLASSIFICAZIONE ARMI - DIRETTIVA UE 853/2017.

Poichè le armi lunghe (individuali)della Grande Guerra, ad esclusione di alcuni prototipi (comunque a ripetizione semiautomatica non somiglianti affatto ad armi automatiche), sono tutti a RIPETIZIONE MANUALE e di calibro uguale o superiore ai 6,5 mm, è da ritenere che sostanzialmente siano TUTTE armi comuni da sparo da CACCIA.

Vige solo nel momento in cui l'arma viene realmente usata a caccia, l'obbligo (L.157/92), di limitarne il numero di colpi presenti nel caricatore a due, o uno per la zona Alpi, o cinque per la sola caccia al cinghiale. Il numero di colpi che possono essere alloggiati dai serbatoi dei nostri fucili è quindi irrilevante per la classificazione o meno dell'arma per uso CACCIA, anche perchè, la limitazione dei colpi avviene,con strumenti amovibili e, quindi, inseribili nei serbatoio alla necessità, senza doverne limitare la capacità con azioni invasive irreversibili.

E' ammessa la detenzione di armi da CACCIA in numero ILLIMITATO.

Per tutte le altre armi COMUNI da sparo, che non siano SPORTIVE, è ammessa la detenzione al massimo di TRE esemplari. Oltre tale quantità è obbligatorio dotarsi di licenza di COLLEZIONE di armi comuni da sparo (vedremo oltre)

 

ARMI COMUNI SPORTIVE

Da qualche tempo in qua, sono diventate armi sportive modelli di arma di interesse storico e collezionistico, come, ad esempio, la Mauser C96, cal 7,63 Mauser, o la P38 in calibro 9 Parabellum. Pertanto, anche armi così classificate sono di interesse per chi colleziona oggettistica della Grande Guerra (e dintorni).

Una Mauser C96 cal. 7,63. Una P.38 Mauser, nell'originale calibro 9 Parabellum.4

Nel 1986 viene creata la classificazione di ARMA SPORTIVA.

Le armi SPORTIVE sono armi comuni da sparo, lunghe o corte, che assumono tale denominazione esclusivamente perchè sono state classificate come tali al Banco Nazionale di Prova.

Non esiste, quindi, la possibilità di riconoscerle a priori sulla base di caratteristiche loro intrinseche (quali, ad esempio, l'anno del modello per le armi antiche, o il calibro per quelle da caccia).

L'unica maniera per sapere se un MODELLO di arma è sportiva, è quindi quello di consultare il sito del Banco Nazionale di Prova, nella sezione specifica per la ricerca: https://www.bancoprova.it/it/classificazione-armi_classificate/

Qui si può spuntare la ricerca avanzata per modello di armi sportive e cercare l'arma che ci interessa (ad esempio una C96):

 

Cliccando su AZIONI (sopra in basso a destra), si apre la scheda dell'arma (da cui si può scaricare anche il pdf con fotografia), da cui si evince con sicurezza che il modello Mauser C96 in calibro 7,63 mm è classificato sportivo dal 15/09/2023:

 

Le armi SPORTIVE possono essere detenute nel massimo di DODICI esemplari e NON fanno cumulo con quelle comuni (pertanto si possono, ad esempio, detenere TRE armi COMUNI, non da caccia, e DODICI sportive, senza aver bisogno di licenza di collezione).

L'acquisizione o cessione delle armi Sportive, obbliga alla denuncia di possesso o di cessione, secondo le stesse regole previste per le altre armi (qui)

L'articolo 3 della L 85/1986 prevede che: "Delle armi per uso sportivo è consentito il solo trasporto con apposita licenza annuale, valida per il territorio nazionale, rilasciata dal questore, previo accertamento dell'idoneità psicofisica e previa attestazione, di una sezione del Tiro a segno nazionale o di una associazione di tiro iscritta ad una federazione sportiva affiliata al CONI, da cui risulti la partecipazione dell'interessato alla relativa attività sportiva", il ché ha indotto molti a ritenere che non si potesse portarle per difesa personale.

Edoardo Mori, profondo conoscitore della materia, evidenzia però che la volontà del legislatore era solo quella di prevedere una ulteriore licenza di trasporto(appunto per fini sportivi), che si affiancasse alle licenze già esistenti (tra cui quelle di porto per difesa personale), senza incidere sulle possibilità di porto e trasporto permesse da queste. Gli stessi legislatori, pur approvando frettolosamente la legge senza ulteriori modifiche (evidentemente qualcuno premeva...), emanavano un ordine del giorno con cui chiarivano quanto appena detto. Tale ordine del giorno è, di fatto, una sorta di interpretazione autentica della norma dove, lo stesso legislatore, chiarisce come vuole che questa sia letta (per chi volesse approfondire, qui:https://www.earmi.it/diritto/faq/sportive.html#:~:text=Si%20deve%20perci%C3%B2%20concludere%2C%20in,la%20detenzione%20ed%20il%20trasporto)

Ad oggi non c'è giurisprudenza in merito e si ritiene che nulla osti al porto di armi sportive per difesa personale a chi è autorizzato in tal senso.

Cosa succede se un'arma denunciata come comune (e magari inserita in collezione), diventa poi sportiva (o viceversa)? Non esistono norme che regolamentano la situazione. Nel diritto amministrativo vige la norma del momento in cui si è prodotto l'atto (cioè la denuncia di possesso), quindi l'arma detenuta, sicuramente, resta classificata per quello che era al momento della denuncia.

Qualora venga ceduta, però, chi l'acquisisce dovrà denunciarla secondo la classificazione intervenuta nel frattempo. Quindi, ad esempio, se uno detiene come comune una P38 acquisita come tale, potrà mantenerla come comune, ma se la cede e nel frattempo è diventata sportiva, chi l'acquista dovrà denunciarla come sportiva.

Almeno due circolari del Ministero dell'Interno confortano tale visione precisando inoltre, che il detentore può chiedere di mutare la classificazione dell'arma dichiarata in denuncia (ovviamente, una volta mutata la classificazione allineandola a quella corrente, non si torna più indietro e quindi conviene farsi i propri conti, sia metaforicamente, sia matematicamente: l'arma andrà a far cumulo nella nuova classificazione, con quanto ne consegue per i limiti di detenzione delle varie tipologie di arma). Nel caso esemplificativo appena proposto, il nostro detentore della P.38 denunciata quando era arma comune, potrà (ma non dovrà), ridenucniarne il possesso quale arma sportiva sgravando così di un'unità il computo delle armi comuni detenute ed erodendo il ben più ampio numero di armi sportive detenibili. Qualora l'arma fosse anche caricata in collezione sarà opportuno comunicare la scelta anche all'ufficio di p.s. che ha rilasciato la licenza. Di seguito le due circolari di interesse:

2021.05.11 Circolare 557/PAS/U/006583/10100(1)

2021.01.20 Circolare 557/PAS/U/000810/10100(1)

 

ARMI DA PUNTA E DA TAGLIO

Sono ARMI DA PUNTA E DA TAGLIO, gli strumenti nati per l'offesa quali baionette, sciabole, picche, lance, spade, pugnali, mazze ferrate, ecc.

Con le dovute licenze o nulla osta ne è ammesso l'acquisizione e il trasporto, mentre ne è vietato il PORTO.

Non sono, ad esempio, armi, le sciabole  in uso oggi ai corpi armati dello Stato per complemento alla divisa, da usarsi ormai esclusivamente nel corso di particolari cerimonie che, nate per solo tale scopo, sono considerati strumenti da uso scenico (ed effettivamente mancano del filo e la punta è solo accennata). Tuttavia, all'epoca di nostro interesse, le sciabole erano ancora armi a tutti gli effetti, seppur ormai dall'uso, già ai quei tempi, del tutto desueto.

Vediamo alcuni casi particolari.

Le NOCCOLIERE, di uso piuttosto comune nelle trincee, sono armi a tutti gli effetti in quanto la loro naturale destinazione d'uso è proprio l'offesa alla persona.

Le cosiddette FLECHETTES, punte acuminate con governale utilizzate per i primi "bombardamenti" aerei, lo sono per lo stesso motivo.

due differenti tipi di "flechettes" tedesche.

I PUGNALI, sono armi da taglio e da punto che hanno la peculiarità di avere un filo doppio. Non si considerano tali i coltelli con un semplice richiamo del secondo filo sulla sola punta della lama. Molti modelli dei cosiddetti "pugnali d'assalto" in uso nella Grande Guerra non possedevano la caratteristica propria del "pugnale", avendo  un solo filo con un semplice richiamo sulla punta della lama. Tant'è che gli austriaci lo chiamavano anche "sturmmesser", cioè, letteralmente, "coltello da assalto". Resta il fatto che sono oggetti nati esplicitamente quali armamenti individuali per l'offesa del prossimo e, quindi, secondo tale logica, armi a tutti gli effetti.

   
a sinistra un pugnale da Arditi italiani (primo modello), ottenuto con la modifica di una baionetta Vetterli. A destra il grabendoch austriaco

 

 

ARMI ANTICHE

La definizione di ARMI ANTICHE si trova nell'articolo 10 della L. 110/1975 che, a distanza di una riga prima le definisce tali se COSTRUITE e, poi, se di MODELLO anteriore al 1890. Il Regolamento attuativo, DM 14/04/1982, fa riferimento, nel preambolo, ai MODELLI antecedenti al 1890.

Le stesse norme regolamentano anche le armi artistiche e rare di importanza storica che sono quelle eventualmente ricadenti in tali categorie posteriori al 1890 (es. la pistola di un qualche importante personaggio storico).

Queste sono detenibili in numero massimo di OTTO. Oltre tale limite vi è l'obbligo di licenza di collezione per armi antiche (artistiche e rare di interesse storico), di cui tratteremo oltre. Le armi BIANCHE ANTICHE non contribuiscono al cumulo e sono pertanto detenibili in numero illimitato come qualsiasi altra arma da punta e da taglio.

Qui tratteremo delle sole ARMI ANTICHE.

Le REPLICHE di armi antiche sono considerate armi comuni da sparo (liberalizzate se si tratta di monocolpo ad avancarica) 

Le ARMI ANTICHE non sono mai considerate armi da guerra. Ciò vuol dire che una mitragliatrice o un cannone di modello antecedente al 1890 NON è un'arma da guerra ed è quindi detenibile.

Un'arma decisamente... antica: l'obice da 149G di Cresta Croce fabbricato nel 1888 (Adamello)

Esistono moltissime armi COSTRUITE dopo il 1890, ma di MODELLO antecedente a tale data. Basti pensare alle rivoltelle d'ordinanza italiana mod. 1889 la cui maggior parte è stata costruita dopo il 1890. Sono quindi armi antiche o no?

a sinistra una rivoltella mod. 1889 tipo B (per ufficiali), priva di anno di produzione. A destra l'omologo modello 1889 Tipo A (per truppa e sottufficiali), ma costruita nel 1916

La questione non è solo accademica poiché se l'arma viene considerata antica sulla base del modello fa cumulo tra le armi antiche (detenibili al massimo in otto esemplari senza licenza di collezione), mentre se viene considerata comune da sparo sulla base dell'anno di fabbricazione (se noto...), fa cumulo tra le armi comuni da sparo (detenibili al massimo in tre esemplari senza licenza di collezione). Si può ben capire cosa accadrebbe nel caso uno denunciasse un'arma quale antica prendendo in considerazione l'anno del modello e non quello di costruzione, avendone già tre (di altri modelli) denunciate come armi comuni generiche e gli venisse contestato che avrebbe dovuto considerarla quale comune e non antica e quindi attivare la licenza di collezione di armi comuni....

La Commissione Consultiva, investita del problema,stabilì il 3 ottobre 1981, che l'arma è antica se è stata concepita prima del 1890 (quindi fa fede il modello) e che se è stata costruita dopo tale anno non deve presentare alcuna modifica rispetto al modello originario, ai materiali e alle tecniche di costruzione. Secondo tale sensata logica, la pistola mod. 1889 tipo A, prodotta nel 1916, ma esattamente com'era stata concepita originariamente, è senza dubbio un'arma antica e non un'arma comune.

Di seguito alcuni esempi di modelli di fucili nati prima del 1890, ma adattati alle nuove munizioni nate alla fine del XIX secolo ed impiegati nella Grande Guerra e, quindi, diventati armi COMUNI.

- il fucile italiano Vetterli mod. 1870/87/16, ritubato dopo il 1915-16 ed adattato per l'uso della munizione Mannlicher-Carcano in cal. 6,5x52 è senza dubbio un'arma comune da sparo (da caccia). E' facilmente riconoscibile rispetto al modello originale (1870/87), per l'alzo maggiorato, il serbatoio per il caricatore che può ospitare il piastrino del '91 e, soprattutto, per la massiccia (e pesantissima) canna ritubata per portare il calibro da 10,35 mm a 6,5 mm.

Il fucile Vetterli mod. 1870/87/16 ricalibrato per le cartucce in cal. 6,5x52 mm

- il fucile tedesco Mauser mod. 1888 (Komission), è arma antica se mantenuta nella sua conformazione originaria mentre, se adattata per sparare le nuove munizioni 8 Mauser Spitz, introdotte dopo il 1905, è arma comune da sparo (da caccia) e dovrebbe essere correttamente definito quale mod. 1888/05. Qui riconoscere le due fattispecie è più complicato che per il Vetterli, perchè il calibro non cambia, ma variava solo la carica della cartuccia, per cui l'arma è stata adattata per sopportare la maggior pressione dello sparo. Oltre che da una piccola modifica nell'alzo, il modello più recente si distingue da quello originario in quanto l'estremità della canna dal lato della camera di scoppio (che, però, rimane coperto da un tubo corpicanna e, quindi, si vede solo smontando il fucile), diminuisce il proprio diametro esterno gradualmente, mentre quello originario presenta un caratteristico collo d'imbuto.

Sul modello adattato alle cartucce Spitz (appuntite), è stato normalmente apposta una punzonatura con lettera "S" che, però, inspiegabilmente, l'ho trovata anche su un fucile con le caratteristiche tecniche del mod. 1888 originario non modificato.

Il Mauser mod. 1888, sostanzialmente indistinguibile a colpo d'occhio dal mod. 1888/05

img_4894.jpg La strozzatura a collo di bottiglia della canna tipica dei modelli originali non adattati alle nuove cartucce mod. 1905

- il fucile austriaco Mannlicher  mod. 1888 è arma antica se mantiene le caratteristiche originarie. Nel 1890 venne introdotta la nuova cartuccia cal. 8x50 che,rispetto alla precedente di pari calibro si differenziava solo per la carica, più potente, di polveri nitrocellulosiche infumi. Molti degli esistenti fucili mod. 1888 vennero quindi adattati dando origine al modello 1888/90. Poiché la legge parla di modelli antecedenti a tale anno è da ritenere che quanto nato nel 1890 ricada tra le armi comuni da sparo e non più tra quelle antiche. Il nuovo modello si distingue dal precedente per l'alzo che arriva a 3000 passi, mentre quello originario era predisposto nella massima distanza a 2500 passi.

Sempre nel 1890 l'Austria modificò anche molti fucili Mannlicher mod. 1886 in cal. 11 adattandoli al nuovo cal. 8 mm.


 
un Mannlicher 1888/90 identificabile dalla taratura dell'alzo a 3000 passi (termina con la cifra 30)

La detenzione, la collezione ed il trasporto di armi antiche inidonee a recare offesa per difetto ineliminabile della punta o del taglio, ovvero dei congegni di lancio o di sparo, sono consentiti senza licenza o autorizzazione (art. 5 L. 36/1990). Il concetto di "ineliminabile" è purtroppo pericolosamente nebuloso anche perché, non si comprende come possa, ad esempio, essere "ineliminabile" il difetto di punta o del taglio visto che, con una semplice mola, questi possono essere riprodotti quando si vuole (a meno che l'arma sia tanto arrugginita da sfaldarsi nell'operazione: ma in tal caso serviva una legge per evidenziare che non è più un'arma?).

 

DETENERE, ACQUISTARE, CEDERE, RINVENIRE, PORTARE, TRASPORTARE

I titoli per il porto e trasporto di armi 

Un concetto fondamentale da aver chiaro per chi maneggia rami è la differenza tra PORTO e TRASPORTO.

Il PORTO prevede che si abbia la pronta disponibilità per l'impiego, dell'arma che si ha al seguito .

Nel TRASPORTO tale pronta disponibilità non c'è.

Avere un'arma in tasca, o nel cassetto portaoggetti dell'auto, anche se scarica al momento (ad es, col caricatore disinserito), è senza dubbio un porto di arma.

Tenerla nel bagagliaio, scarica, meglio se in custodia e con una sua parte smontata (es. il carrello di una pistola o l'otturatore di certi fucili, facilmente smontabili), o averla in valigia o in uno zaino in custodia e smontata è senza dubbio un trasporto.

La differenza non è solo accademica: "portare" un'arma in una situazione in cui ne è ammesso il solo trasporto può, come minimo, causare il ritiro cautelare di armi e munizioni e vedersi andare in fumo le licenze per la loro detenzione (può essere il caso di chi abbia in tasca -porto- un'arma carica e funzionante, ma che abbia la sola licenza di porto di fucile per uso sportivo e non per difesa personale: il porto è formalmente ammesso, ma per fine diverso: il penale si evita, ma il provvedimento amministrativo del Prefetto quasi certamente no).

Sono titoli che abilitano al trasporto delle armi:

La licenza di porto d'arma abilita altresì al porto ed ha una durata di un anno se per difesa personale e di cinque anni se per altri fini.

Il porto d'armi viene rilasciato dal Questore, salvo quello per la difesa personale che lo rilascia il Prefetto. Sulle modalità e sui requisiti necessari per il loro rilascio rinvio ai siti degli Uffici competenti in materia dove sono elencate le procedure e quanto è necessario per richiedere ed ottenere tali licenze.

Nel corso di validità un Porto d'arma permette l'acquisto di armi, loro parti essenziali, munizioni o polvere da sparo nei modi e nei quantitativi previsti dalle leggi (e, in alcuni casi, imposti, non si sa perché, dalla Questura che rilascia la licenza e che prevede un numero massimo di munizioni acquistabili nel quinquennio).

Se uno che possiede una licenza di porto d'arma PORTA un'arma per fini diversi da quelli per cui è stata rilasciata (es. uno che porta un'arma in giro senza avere la licenza di porto d'arma per difesa personale, ma solo quella per uso sportivo o da caccia), non commette il reato di porto abusivo d'arma, ma sarà certamente colpito da provvedimenti ostativi dell'Autorità di PS con probabile ritiro della licenza e ritiro cautelativo di armi e munizioni e divieto di detenzione delle stesse.

Il Nulla Osta all'acquisto di armi e materie esplodenti viene rilasciato dal Questore e, al contrario del Porto d'arma, vale SOLO per l'arma per cui si richiede ed ha validità limitata nel tempo. Permette, altresì, il trasporto della stessa fino al luogo di detenzione.

L'art. 53 del Reg.to del TULPS prevede che l'Autorità di PS ha facoltà di regolamentare il trasporto della armi. Ciò è accaduto con la circolare 559/C-3159-10100 del 14 febbraio 1998 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 48 del 27 febbraio 1998), che limita a SEI armi COMUNI trasportabili per "ogni singola movimentazione". Si evidenzia che, quindi, NON esiste alcun limite per le armi ANTICHE e per le parti essenziali di armi. Così formulata lascia dubbi su cosa si intenda per "singola movimentazione", cioè: se più persone viaggiano su uno stesso mezzo le sei armi sono il totale del trasportabile o ciascuno ha diritto al trasporto di sei armi?

E' da ritenere che sia corretta la seconda interpretazione per i seguenti motivi: uno potrebbe trasportare le armi in un bagaglio e il proprietario del veicolo potrebbe nemmeno sapere cosa i passeggeri hanno nelle proprie valige. Se si scegliesse il trasporto pubblico, tale possibilità sarebbe ancor più probabile ed imponderabile per il vettore. Infine, considerato che il fine delle norme del TULPS o suo regolamento è la tutela della Pubblica Sicurezza, non vi sarebbe alcun vulnus di questa ravvisabile nel cumulo di armi trasportate (quindi scariche e non facilmente accessibili), da più soggetti. Anzi, la presenza di più persone sullo stesso veicolo garantisce di per se una maggior sicurezza del trasporto aumentando la capacità di difesa del bene trasportato, sua vigilanza e disincentivando gli eventuali malintenzionati. Qualora si obbligasse tali persone ad un trasporto parcellizzato su più veicoli, si otterrebbe esattamente il fine opposto.

 

ACQUISIZIONE O CESSIONE DI ARMI, MUNIZIONI E ESPLOSIVI

Chiunque acquisisca il possesso di armi, parti essenziali di armi, munizioni e materie esplodenti dev'esserne titolato (art. 8, L. 110/1975 e art. 35 TULPS). Sono titoli per l'acquisizione di armi quelli elencati al paragrafo precedente che ne permettono anche il porto e/o il trasporto (per il "nulla osta", limitatamente al solo momento in cui si acquisisce l'arma).

Armi e munizioni possono essere acquisite prendendole da chiunque le detenga lecitamente e possono essere cedute solo a chi ha titolo per l'acquisizione delle stesse (v. sopra). Chiunque cede un'arma, parti essenziali o munizioni, pertanto, avrà l'obbligo di accertarsi che chi l'acquista sia nelle condizioni giuridiche di poterlo fare. Chiunque acquisisce armi o munizioni deve altresì essere certo che queste fossero detenute lecitamente. Un fac-simile di documento di cessione è presente nel sito alla pagina dei FAC-SIMILE

Le armi comuni da sparo NON possono essere vendute in aste pubbliche. Le altre (antiche e bianche, repliche ad avancarica), si.

Dopo aver acquisito materialmente un'arma, loro parti essenziali, munizioni o polvere da sparo sen ne deve denunciare il possesso all'Autorità di PS competente territorialmente per il luogo di detenzione (Questura, Commissariato di PS o, in mancanza, Stazione dei Carabinieri),
entro e NON oltre 72 ore dalla materiale acquisizione (art. 38 TULPS).

E' pacifico che tale termine decorra dal momento in cui materialmente si acquisisce il possesso del bene e non da quando se ne acquisisce la proprietà. Ad esempio, si può acquistare un'arma da un privato o da un'armeria, anticipandone il prezzo (quindi diventandone di fatto proprietari), ma lasciandogliela in custodia fintantoché non si formalizzi, ad esempio, la propria licenza di collezione o per il tempo materiale necessario ad andarla a ritirare e portarsela a casa. Le 72 ore decorreranno da tale momento e, quindi, nel documento di cessione, è importante specificare
data e ora dell'avvenuta acquisizione materiale del bene.

Sono ESENTATI dall'obbligo di denuncia (art. 38 TULPS), le seguenti persone: La denuncia deve contenere: e, per ciascuna arma detenuta: La denuncia di possesso può essere depositata materialmente presso l'ufficio competente ovvero può essere spedita via PEC. Nel primo caso fa fede la propria copia timbrata con data e ora del deposito. Nel secondo caso fa fede la ricevuta di CONSEGNA della PEC all'ufficio. Il documento da ritenersi identificabile quale denuncia è quello prodotto e firmato dal denunciante e consegnato all'ufficio e non altri documenti prodotti successivamente dagli uffici di PS sulla base di quanto è stato loro depositato. Si suggerisce, qualora l'ufficio di PS pretenda di produrre un proprio documento di denuncia, di tenere assieme sia il documento prodotto dal denunciante (con timbro di accettazione), sia quello poi prodotto dall'ufficio.

Va DENUNCIATA qualunque variazione (in aumento o diminuzione) della quantità delle armi(e loro parti essenziali), o del luogo di loro detenzione (per le munizioni il discorso è un po' diverso e si vedrà dopo), sia in aumento, sia in diminuzione. All'atto di ciascuna nuova denuncia di acquisizione o cessione bisogna elencare obbligatoriamente anche tutte le armi, loro parti, munizioni e polveri già detenute e loro luogo di detenzione.

Le PARTI ESSENZIALI di armi, non associate alla loro arma, vanno anch'esse denunciate (ad esempio la seconda canna di una pistola, un otturatore di un fucile, ecc.)

I
CARICATORI per fucili e pistole sono soggetti a denuncia solo se: Nei restanti casi sono di libera detenzione.

E' da ritenere che non vada denunciato il caricatore appartenente all'arma già denunciata. Tuttavia, a scanso di (spiacevolissimi) equivoci, nel corpo della denuncia dell'arma che possieda un caricatore che eccede tali limiti sarà bene farne menzione esplicita (es. pistola completa di caricatore per colpi 25...)

I caricatori sono dotati di un proprio serbatoio, con molla e piastrina di sollevamento e servono da complemento al serbatoio dell'arma. NON sono, quindi, caricatori le LASTRINE di caricamento (es. quelle del Mannlicher mod. 95, del '91 italiano, del Mauser mod. 98, ecc.), che quindi NON sono mai assoggettate ad obbligo di denuncia.


CARICATORE per pistola Glisenti mod. 1910
LASTRINA di caricamento (non è un CARICATORE), per pistola Roth Steyr mod. 1907
LASTRINE di caricamento (non sono CARICATORI), per fucile Mauser Gewher mod.1898
img_20230202_135033.jpg LASTRINA di caricamento (non è un CARICATORE), per Mannlicher Carcano mod. 1891 (sit ratta di una lastrina prodotta nel 1895 per tiri a salve, identica, salvo una specifica punzonatura presente anche sui bossoli, a quella per tiri ordinari)

Le MUNIZIONI vanno denunciate all'atto della prima acquisizione e all'implementazione del loro quantitativo.

Non ne va denunciata la diminuzione in quantità, solo se questa avviene per uso delle stesse. Ad esempio, se uno acquista 50 cartucce cal. 6,5x52, mai prima possedute, le deve denunciare. Se poi ne spara 25 NON deve fare alcuna denuncia. Se ne riacquista 25 non deve neanche in questo caso produrre alcuna denuncia (infatti il totale tornerà alle 50 denunciate). Se, invece, ne compra di più di 25, dovrà denunciare il nuovo totale di munizioni detenute.

Se,invece, la diminuzione avviene per
la cessione ad un privato, questa va denunciata.

Una linea di pensiero ritiene che nella denuncia delle cartucce sia necessario evidenziare solamente se di arma lunga, o da caccia, o corta (cambiano i quantitativi ammessi), per cui sia irrilevante il loro calibro (e, in tal caso, la denuncia di nuove cartucce sarebbe necessaria solo qualora si implementi il numero complessivo già denunciato dei due tipi di munizione). Tale visione appare logica in quanto la norma, effettivamente, si limita a prevedere quantitativi distinguendo tra munizioni per armi lunghe e corte. Altri, però, sostengono che
nella denuncia vada fatta menzione del calibro o denominazione univoca del tipo di cartuccia (es. 8x50, 9x19 Para, 9x19 Glisenti, 7,65 Browning, ecc.) e se per arma corta, o arma lunga, o da caccia. Recentemente sembra che le Questure si stiano orientando verso il primo modo di pensare. E' comunque meglio concordare la prassi con l'ufficio di PS competente per le proprie armi.

Sono di libera detenzione (e quindi acquisto e vendita), gli inneschi, i bossoli e le palle. Una cartuccia ricostruita senza polvere è quindi liberamente detenibile.

Le munizioni "spezzate" (cioè a pallini), da caccia, possono non essere denunciate, ma solo se sono al massimo 1000 e, comunque, se si detiene un'arma da caccia (è un orientamento della Cassazione. In realtà la norma prevede che non viga l'obbligo di denuncia nel caso uno già detenga un'arma: quindi una qualsiasi arma. E' comunque meglio non rischiare e, qualora non si detengano armi da caccia, procedere alla loro denuncia). Fanno comunque cumulo per il raggiungimento del limite massimo di cartucce detenibili per arma lunga (v. oltre).


In alcuni casi, all'atto della denuncia di un'arma vi è l'abitudine di inserire la generica dicitura "arma XYZ
e relativo munizionamento". Tale dicitura NON ha alcun valore e rimane intatto l'obbligo di denunciare l'eventuale acquisizione del "relativo munizionamento", secondo i criteri sopra esposti.


Le polveri per le ricariche (
MATERIE ESPLODENTI), vanno anch'esse denunciate secondo gli stessi criteri delle munizioni.

 

La Detenzione di armi e munizioni

In via generale chiunque sia maggiorenne può detenere armi, parti essenziali di arma e munizioni (e polveri da sparo), ad esclusione delle armi e munizioni da guerra (o tipo guerra) e delle armi e munizioni proibite, la cui detenzione al comune cittadino è sempre vietata.

Sono interdetti alla detenzione gli obbiettori di coscienza (ma non in via assoluta) e chiunque sia stato colpito da divieto prefettizio.

Per DETENERE armi, parti essenziali di arma e munizioni non serve alcun particolare titolo. Gli unici obblighi che ha il detentore sono:
Chiunque detenga legittimante le armi le può cedere a chi abbia licenza di porto, titolo equivalente o nulla osta all'acquisto. Tra i titolati, ovviamente, ci sono i commercianti di armi. Resta l'obbligo di comunicare la variazione delle armi detenute entro 72 ore all'ufficio competente di PS.


LIMITI QUANTITATIVI

E' ammessa la detenzione del seguente numero di
ARMI:
di
MUNIZIONI o ESPLOSIVI: OVVERO 

L'"ovvero" presente nell'art. 97 TULPS pone in alternativa la detenzione della polvere e delle cartucce, dovendo, quindi, ritenere che il quantitativo massimo detenibile di polvere (sciolta e nelle cartucce), sia di 5kg. Si calcola (piuttosto cautelativamente: cfr. Tabella B, art. 3 allegata al Regolamento del TULPS qui), che UN kg di polvere sia contenuto in 560 cartucce per arma lunga o 4000 per arma corta. (nella pagina dei FAC-SIMILE ho inserito un file excel che permette di calcolare i pesi delle polveri a partire dal numero di colpi)

Con tale proporzione si può facilmente calcolare il quantitativo di polvere in proprio possesso (ciò è di interesse solo per chi detiene polvere sciolta assieme alle cartucce per capire se il cumulo complessivo di polveri superi i fatidici 5kg Chi possiede solo cartucce ha come riferimento il numero massimo imposto dalla legge per la loro detenzione e non ha necessità di fare alcun conto stravagante). 

L'art. 97 TULPS pone un limite alla quantità detenibile di munizioni (e polvere).
Tale divieto non va confuso con la possibilità, insita nelle 72 ore previste per presentare la denuncia di acquisizione di armi e munizioni, di acquistare le munizioni e spararle entro tale termine, non dovendo, quindi, denunciarle.

Infatti, se, ad esempio, uno acquistasse 200 munizioni per arma corta, possedendone a casa già 100, commetterebbe reato per il solo fatto che verrebbe a detenerne cento oltre il limite consentito dall'art. 97, indipendentemente dal fatto che le andasse subito a sparare.

Le armerie registrano tutte le cessioni di armi e munizioni e i nominativi a cui le cedono, motivo per cui è potenzialmente possibile che l'illecito venga accertato ad un controllo amministrativo incrociato.
 
 

LUOGO DI DETENZIONE E CUSTODIA DELLE ARMI

Il luogo dove le armi, loro parti, munizioni e polveri vengono detenute dev'essere specificato nella denuncia di possesso.

I luoghi di detenzione possono essere anche diversi tra loro. Si possono avere, ad esempio, alcune armi presso la propria residenza e altre nella casa in campagna, purché ciò sia chiaramente evidenziato nella denuncia. Se i luoghi di detenzione ricadono sotto la giurisdizione di diversi uffici di PS, a ciascuno di questi dev'essere presentata la denuncia con le armi presenti nel luogo di competenza e le altre detenute altrove.

All'atto del trasferimento di un'arma, parte d'arma o munizioni di proprietà da un luogo ad un altro se ne deve dare immediata denuncia all'ufficio di PS competente per il nuovo luogo di detenzione (art. 58 Reg. d'esecuzione del TULPS). La denuncia dev'essere comprensiva di tutte le armi e i luoghi di detenzione dove sono custodite. Per la Cassazione non si applica il termine di 72 ore che sarebbe previsto solo per la prima acquisizione dell'arma.

Non vi è alcun obbligo di detenere armi ecc. presso la propria residenza o il proprio domicilio. L'unico parametro da tenere in considerazione per quanto riguarda la scelta del luogo di detenzione è la garanzia circa la corretta custodia delle armi.

Si fa riferimento per quanto riguarda la corretta detenzione delle armi agli articoli 20 e 20 bis della L. 110/1975 e all'art. 12, comma 7 del d.lgs 104/2018.

La custodia delle armi comuni da sparo e delle loro parti essenziali (quindi non riguarda le parti non essenziali, gli accessori quali i caricatori, le armi antiche e le armi bianche. L'articolo non menziona le munizioni), "deve essere assicurata con ogni diligenza nell'interesse della sicurezza pubblica" Va quindi inteso che il detentore deve prendere le dovute cautele perchè le armi non vengano rubate (es. tenerle in armadi blindati). La norma non entra nello specifico, tuttavia, sarà da evitare di tenere armi comuni da sparo e loro parti, ad esempio, in case molto isolate, con scarse difese passive e poco frequentate (es. la casa delle vacanze).

La norma entra più nello specifico per chi "e' autorizzato alla raccolta o alla collezione di armi". Costui "deve adottare e mantenere efficienti difese antifurto secondo le modalita' prescritte dalla autorita' di pubblica sicurezza" (inserite nella licenza di collezione, come si vedrà dopo).

Esiste poi una precauzione rafforzata che obbliga di prendere tutte le cautele necessarie ad impedire che le armi comuni da sparo e, in questo caso, anche le munizioni vengano agevolmente in possesso di minori degli anni diciotto, che non siano in possesso della licenza dell'autorita', ovvero di persone anche parzialmente incapaci, di tossicodipendenti o di persone imperite nel maneggio delle armi.

In sintesi, in via generale vi è un obbligo per tutti i detentori di armi e parti essenziali di arma, di evitare che queste vengano rubate. In questo caso, pertanto, la difesa dovrà essere sufficiente per tutelare tali beni dal furto: ad esempio un armadio blindato; ma se uno ha porte e finestre blindate nulla vieta che le armi le detenga appese al muro, essendovi, comunque, una ragionevole difesa passiva contro il furto delle medesime.

Tuttavia,se minorenni, persone anche parzialmente incapaci, tossicodipendenti o persone imperite nel maneggio possono venire concretamente (non dev'essere un'ipotesi astratta, ma un pericolo reale), in possesso di armi comuni da sparo o munizioni, allora bisogna prendere anche le ulteriori precauzioni per evitare che questi soggetti possano appropriarsene "agevolmente". In questo caso è senza dubbio da evitare di lasciare le armi e le munizioni in giro per casa e di facile prensione. I soggetti "imperiti" nel maneggio delle armi non sono definiti dalla legge. Non è da ritenere che siano identificabili con tutti coloro che non hanno, ad esempio, un porto d'arma, considerato che, ad esempio, uno può aver fatto il militare o essersi documentato nella materia, senza aver mai richiesto una licenza di porto d'arma. Una persona adulta e pienamente capace di intendere e volere è potenzialmente perita nel maneggio delle armi (che, nel caso, potrebbe anche consistere nella consapevolezza che è bene non toccarle).

Si ricorda che, un'arma priva di una sua parte essenziale diventa anch'essa una parte di arma e, quindi, non ricade negli obblighi di custodia per quanto attiene all'impossessamento di armi e munizioni da parte delle categorie di soggetti sopra elencate (se appendo al muro un fucile senza otturatore basta che questo sia al sicuro dai ladri).

I titolari di licenza di collezione di armi comuni da sparo dovranno comunque ottemperare alle prescrizioni relative alla sicurezza delle stesse, contenute nella licenza.

Dello smarrimento o del furto di armi o di parti di esse o di esplosivi di qualunque natura deve essere fatta immediata denunzia all'ufficio locale di pubblica sicurezza o, se questo manchi, al piu' vicino comando dei Carabinieri.

 

Spedire armi sul territorio nazionale

Molte armerie pubblicano online i propri cataloghi. Esistono anche siti dove anche i privati pubblicano annunci di vendita di armi. Spesso, quindi, l'appassionato trova occasioni in luoghi anche molto distanti che lo obbligherebbero a trasferte impegnative per acquistare l'arma di persona.

E' quindi lecito chiedersi se è possibile farsi spedire (o, spedire, se la si cede), un'arma.

Ho approfondito il tema per la casistica più frequente, cioè la compravendita nel territorio nazionale in quanto, diversamente, si tratterebbe di esportazione o importazione di armi ed esistono, in materia, norme specifiche.

L'articolo 17 della L.110/1975 regolamenta la "Compravendita di armi comuni da sparo per corrispondenza o mediante contratto a distanza" che prevede che, "alle persone residenti nello Stato e' consentita la compravendita di armi comuni da sparo commissionate per corrispondenza o acquistate in base a contratto a distanza, di cui all'articolo 45, comma 1, lettera g), del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206 [come negli acquisti online], qualora l'acquirente sia autorizzato ad esercitare attività industriali o commerciali in materia di armi, ovvero, se privo delle predette autorizzazioni, provveda al ritiro dell'arma presso un titolare di licenza per il commercio di armi comuni da sparo o presso un intermediario di armi, muniti, rispettivamente, delle licenze di cui agli articoli 31 e 31-bis del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773. Di ogni spedizione la ditta interessata deve dare comunicazione all'ufficio di pubblica sicurezza, o, in mancanza, al comando dei carabinieri del comune in cui risiede il destinatario."

Quindi, inizialmente, l'acquirente dovrà dimostrare al venditore di essere in possesso dei titoli per l'acquisto. Dovrà anche individuare un'armeria che accetti di ricevere la spedizione e comunicare i suoi dati al venditore. L'armeria che spedisce accerterà che quella indicata per la destinazione sia titolata a ricevere armi, dopodiché le spedirà le armi acquistate. Quando questa riceverà le armi le cederà all'acquirente, per cui, l'atto formale di acquisizione sarà, non tra il venditore e l'acquirente, ma tra l'armeria che riceve la spedizione e l'acquirente che dovrà, da quando prende materialmente le armi, denunciarne il possesso entro 72 ore alla PS (o CC). Ovviamente il prezzo dell'arma sarà aumentato dalla spedizione e dalla tariffa del servizio reso dall'armeria che la riceve.

In teoria, un privato può spedire ad un altro privato affidando la spedizione ad un'armeria, che la caricherà nel proprio registro e che la spedirà ad un'altra armeria che la cederà infine all'acquirente. L'onere di accertarsi che l'acquirente sia titolato all'acquisto ricade sul venditore e sull'armeria di destinazione che gliela cede in via definitiva. Gli obblighi relativi alle spedizioni saranno assolti dall'armeria che spedisce l'arma. Chi cede, in questo caso, è da ritenere che debba inserire nella denuncia alla PS (o CC), la cessione (entro 72 ore) all'armeria che gliel'ha spedita, magari evidenziando il fine di tale cessione (che non è una compravendita) e indicando l'acquirente finale.

Poiché il divieto di spedire armi direttamente ai privati NON riguarda le loro parti essenziali, le armi bianche e quelle antiche (la norma parla espressamente di armi COMUNI DA SPARO), è da ritenere che queste possano essere spedite direttamente ai privati da armerie o case d'asta, anche se, in molti casi, si rifiutano di farlo e impongono il metodo di spedizione tra armerie.


RINVENIMENTO

L'articolo 20 della L. 110/1975 prevede che "Chiunque rinvenga un'arma o parti di essa e' tenuto ad effettuarne immediatamente il deposito presso lo ufficio locale di pubblica sicurezza o, in mancanza, presso il piu' vicino comando dei carabinieri che ne rilasciano apposita ricevuta".

Mentre "Chiunque rinvenga esplosivi di qualunque natura o venga a conoscenza di depositi o di rinvenimenti di esplosivi e' tenuto a darne immediata notizia all'ufficio locale di pubblica sicurezza o, in mancanza, al piu' vicino comando dei carabinieri".

La legge NON fa alcuna espressa menzione al rinvenimento di munizioni, ma poiché parla di "esplosivi di qualunque natura" è cautelativo ritenere che queste siano ricomprese in tale comma e, quindi viga l'obbligo di segnalarne il rinvenimento.

Quindi, per la legge, se uno rinviene un'arma o sue parti (da ritenersi solo quelle "essenziali"), dovrebbe portarle immediatamente al più vicino ufficio di PS (o comando CC), mentre se si tratta di esplosivi (comprese le munizioni) deve limitarsi a darne notizia ai precedenti uffici senza, però, toccarli.

La prima delle due previsioni, però, appare illogica e giuridicamente pericolosa. Nessun problema se viene rinvenuta un'arma antica o comune e uno è titolato al porto/trasporto di armi. La potrà ben prelevare e trasportare a uno degli uffici citati nell'articolo. Ben  diverso è se viene trovata un'arma da guerra (o sue parti) o un'arma comune e sue parti essenziali e il rinvenitore non possiede alcun titolo per il porto: se ottemperasse pedissequamente alla lettera della norma rischierebbe di vedersi contestare il reato di porto abusivo di arma (se da guerra pure con arresto obbligatorio).

La norma, infine, non prende in considerazione che l'arma rinvenuta potrebbe essere un corpo di reato (ad esempio utilizzata per un omicidio o una rapina e poi persa o abbandonata dal criminale) e che, pertanto, la sua rimozione dal luogo di rinvenimento potrebbe alterare la scena di un crimine con una grave dispersione di fonti di prova.

E' quindi SEMPRE meglio avvertire, seppur IMMEDIATAMENTE, le autorità di PS senza tuttavia movimentare l'arma rinvenuta ed attendere il loro intervento.

Ciò premesso, l'arma rinvenuta potrà essere poi acquisita in proprietà?

Le armi e loro parti sono beni mobili e quindi la loro proprietà è regolamentata dal Codice Civile. Per tal motivo, qualora non vi sia un proprietario che ne rivendichi il possesso e, sempre ammesso che siano detenibili per le norme speciali in materia (quindi si escludono le armi da guerra, tipo guerra e ordigni carichi), si applica l'art. 929 del Codice Civile che stabilisce che "Trascorso un anno dall'ultimo giorno della pubblicazione [di rinvenimento], senza che si presenti il proprietario, la cosa oppure il suo prezzo, se le circostanze ne hanno richiesto la vendita, appartiene a chi l'ha trovata. Così il proprietario come il ritrovatore, riprendendo la cosa o ricevendo il prezzo, devono pagare le spese occorse". Quindi chi rinviene armi può tranquillamente venirne in possesso.

A maggior ragione nel caso la proprietà sia già certa da subito, come accade nel caso di rinvenimenti all'interno di abitazioni (ad esempio i classici rinvenimenti nei controsoffitti o in cantina): in tal caso il proprietario dello stabile è anche il proprietario dell'arma e ben può pretendere di mantenerne la detenzione.

All'atto dell'acquisizione delle armi, a seguito del rinvenimento, da parte dell'ufficio di PS (o CC) competente è quindi sufficiente evidenziare (meglio se si chiede di metterlo a verbale), la volontà di mantenerne il possesso. Questo, nel momento che l'arma verrà restituita, dovrà essere ratificato per mezzo della dovuta denuncia di possesso.

Normalmente le armi bianche vengono immediatamente restituite, mentre quelle da fuoco vengono restituite dopo i dovuti accertamenti di polizia (cioè la verifica che non siano servite per commettere un reato).

Le armi possono essere prese in carico SOLO da chi ne ha TITOLO: se chi denuncia è titolato al porto d'armi il problema non si pone. Altrimenti sarà necessario depositare le armi in custodia presso un ufficio di PS, armeria o altro soggetto titolato in attesa che il rinvenitore che intenda entrarne in possesso si munisca di nulla osta all'acquisto (o di porto d'arma).


EREDITA' DI ARMI, PARTI DI ARMA E MUNIZIONI

Quando si ereditano delle armi (loro parti e munizioni) denunciate regolarmente dal precedente proprietario bisogna che chi acquisisce la CUSTODIA delle stesse provveda a denunciare all'autorità di PS ex art. 38 TULPS (v. sopra), che il detentore è cambiato. Ciò anche se le armi rimangono nello stesso luogo di detenzione.

Il nuovo detentore potrà essere identificato tra uno degli eredi (in caso ve ne siano più d'uno) e ciò non vuol dire che gli altri eredi rinuncino in questa maniera al diritto di proprietà delle stesse. La denuncia di possesso è solo garanzia che queste non vengano abbandonate incustodite.

Denunciare le armi ereditate equivale accettare l'eredità senza beneficio di inventario. Qualora la si voglia far valere è bene inserire nella denuncia che le armi vengono accettate solo quale custode in attesa della definizione della questione ereditaria.

A rigore il termine temporale della denuncia sono le 72 ore previste dall'art. 38 TULPS. Risulta tuttavia piuttosto difficile stabilire quando il soggetto che acquisisce le armi abbia avuto contezza del fatto che ne diventava il custode. Ciò in particolare nel caso che egli non convivesse con il precedente proprietario, motivo per cui poteva anche non conoscere l'esistenza delle armi denunciate e l'entità delle stesse.

Qualora si rinvengano armi non denunciate dal precedente proprietario va applicata la norma sul RINVENIMENTO di armi e farne immediata segnalazione all'autorità di PS. Qualora queste non risultino corpo di reato possono entrare a far parte dell'eredità: salvo casi eclatanti è possibile presumere che l'estinto non fosse nemmeno a conoscenza della loro esistenza e che quindi queste fossero da lui detenute inconsapevolmente (penso al caso di armi vecchie o antiche che vengano rinvenute in solai, cantine, all'interno di intercapedini, ecc.)

Le armi possono essere prese in carico SOLO da chi ne ha TITOLO: se chi denuncia è titolato al porto d'armi il problema non si pone. Altrimenti sarà necessario depositare le armi in custodia presso un ufficio di PS, armeria o altro soggetto titolato in attesa che gli eredi che intendono entrarne in possesso si muniscano di nulla osta all'acquisto (o si facciano il porto d'arma).

Qualora il numero delle armi da ereditarsi preveda l'obbligo di munirsi di licenze di collezione, gli eredi interessati dovranno preventivamente farsele rilasciare (se l'eredità viene suddivisa e, in tal modo, il numero delle armi detenute da ciascun erede scende sotto il limite di legge, tale problema non si pone)


COLLEZIONI DI ARMI

Come visto si possono detenere con la sola denuncia di possesso fino a TRE armi COMUNI DA SPARO (escluse quelle da caccia che non fanno cumulo) e fino a OTTO armi da sparo (le bianche, quindi NON fanno cumulo) ANTICHE, ARTISTICHE e RARE.

Oltre tali limiti si possono detenere armi comuni o antiche (artistiche, ecc.) solo previo rilascio di licenza di collezione. Esistono, pertanto:

Sono licenze differenti e l'una non assorbe l'altra.

Come tutte le licenze amministrative queste vanno ottenute PRIMA che si configuri la situazione da autorizzarsi: quindi rigorosamente prima di acquisire in detenzione la quarta arma comune o la nona arma da fuoco antica. Richiederle ad acquisizione avvenuta equivale a denunciarsi per aver commesso un reato (tale è la detenzione di tali tipologie di armi in numero eccedente il consentito senza la prevista licenza di collezione).

A rigore (come qualunque licenza), le si potrebbe richiedere anche in assenza di detenzione di armi, con la previsione di voler impiantare una collezione. Tuttavia, nella norma, le Questure, per attivare la pratica, richiedono il possesso di almeno un'arma della categoria oggetto di collezione. Poiché, quindi, non è necessario arrivare al limite di legge per le armi detenibili, se si intende continuare ad acquisire nuovi esemplari per fini di collezione è consigliabile avviare le pratiche necessarie prima di averne realmente necessità per esaurimento dei quantitativi ammessi in detenzione senza licenza, perché per il loro rilascio occorrono tempi amministrativi più o meno lunghi.


    COLLEZIONE DI ARMI ANTICHE

E' prevista dall'art. 31 TULPS. E' necessaria per l'acquisizione dalla nona arma da sparo antica in poi

Le armi bianche, anche se antiche, NON concorrono al cumulo.

L'art. 10 della L.110/1975 VIETA la detenzione delle munizioni del tipo utilizzato dalle armi in collezione (quindi ciò vale anche per le armi antiche collezionate). Per munizioni si intende la cartuccia integra, non quella scarica (liberamente detenibile), ancorché riassemblata senza polvere (ad esempio per fini espositivi).

La licenza contiene l'elenco delle armi già detenute e prescrive obblighi relativi alla detenzione ed altri eventuali. E' necessario dotarsi di sistemi antifurto (es.  allarme e armadi blindati per armi). Meglio possedere anche porte e persiane e finestre blindate e sistemi di videosorveglianza (ormai piuttosto economici).

E' consentito detenere più di un esemplare per ogni arma antica detenuta.

La licenza è permanente e non prevede la verifica dell'idoneità tecnica al maneggio delle armi, né la certificazione medica quinquennale.

La licenza di collezione per armi antiche vale anche quale titolo per l'acquisto o cessione delle armi di tale tipo.

Per il trasporto la norma è più nebulosa ed è cautelativo dotarsi anche di porto d'arma per poterle trasportare senza rischi legali di sorta, anche se è da ritenere che, nel momento che la norma prevede che il titolare di licenza non sia tenuto a chiedere il nulla osta all'acquisto (ovviamente nel caso non abbia un porto d'armi), implicitamente preveda anche che non serva alcun titolo (salvo la licenza stessa), anche per il trasporto dell'arma.

L'art. 38 del TULPS stabilisce che il titolare di licenza di collezione di armi antiche non abbia l'obbligo di denunciarle (in realtà, alla lettera, si potrebbe ritenere che ciò valga per ogni tipo di arma detenibile. Ma non sarebbe un'interpretazione corretta: è bene applicare tale deroga alle sole armi antiche).

Lo stesso articolo prevede che sussista l'obbligo di denunciare e annotare in licenza solo le modifiche sostanziali alla collezione e il luogo di custodia. La norma non chiarisce cosa si intenda per "modifica sostanziale" e l'interpretazione corrente (visto anche un parere del Ministero del 1993), è che debba intendersi tale una modifica del tipo di collezione, come, ad esempio, da armi corte a armi lunghe, oppure: da armi di un'epoca a quelle di un'altra, o ancora: da armi ad avancarica ad armi a retrocarica, ecc.

La licenza, visto quanto detto finora, una volta rilasciata parrebbe quindi ricomprendere TUTTE le armi antiche da sparo detenute senza alcun obbligo di implementare la collezione ad ogni nuova acquisizione come avviene per le armi comuni da sparo. Tuttavia, una prassi non so quanto diffusa, fa si che vi siano Questure che applicano alla licenza di collezione per armi antiche le stesse regole previste per quella per armi comuni. E cioè: il detentore titolare di licenza, può detenere comunque fino a otto armi antiche non in collezione (per le quali, dunque, non vige il divieto di detenzione di relative munizioni). Può, poi decidere di inserire altre armi antiche da sparo da lui detenute richiedendone l'inserimento  con implementazione della licenza (non viene richiesto il preventivo assenso all'inserimento, come per le comuni). In questo caso è da ritenere che NON debbano mai risultare più di OTTO armi antiche non inserite in licenza.

E' evidente che tale prassi pur in contrasto con le norme in materia, ha il pregio di permettere di detenere armi antiche "fuori" collezione e loro munizionamento.

Per TOGLIERE armi dalla Collezione non serve alcuna istanza particolare. Basta segnalare alla Questura le armi tolte dalla Collezione o perché spostate fuori Collezione (avendo "spazio" per farlo), oppure perché l'arma è stata ceduta ad altri: in tal caso va comunque aggiornata anche la denuncia di possesso.


    COLLEZIONE DI ARMI COMUNI DA SPARO

Per detenere più di TRE armi comuni da sparo che non siano da caccia (quindi armi corte, lanciarazzi, armi ad aria compressa non liberamente detenibili, armi lunghe non da caccia), è necessario richiedere ed ottenere dal Questore competente per il luogo di detenzione il rilascio della licenza per collezione di armi comuni da sparo.

Come detto questa può essere richiesta anche con una sola arma comune da sparo. Niente vieta che vi vengano inserite anche armi comuni da sparo da caccia (che sono detenibili in numero illimitato: per cui, onestamente, non ne vedrei la ragione).

La licenza NON ha scadenza e dev'essere rinnovata solo in caso muti il luogo di detenzione.

Per il suo rilascio non serve l'idoneità tecnica al maneggio delle armi.

La richiesta, oltre i dati del richiedente, deve contenere i sistemi antifurto presenti nel luogo di detenzione (es. antifurti, videosorveglianze, porte e finestre blindate, ecc.) e se vi sono altri soggetti conviventi. Deve anche contenere l'elenco delle armi di cui si richiede l'inserimento (oltre a quello di  tutte le armi comuni da sparo detenute). Và allegata la denuncia di possesso presentata per le armi di cui si chiede l'inserimento.

La licenza non assorbe l'obbligo di denuncia di possesso delle armi acquisite che si intende inserire in collezione: questa andrà sempre presentata nei tempi e nei modi di legge all'ufficio di PS competente.

La licenza va richiesta PRIMA di acquisire materialmente la QUARTA arma comune da sparo.

La norma, inizialmente prevedeva che era ammesso l'inserimento in licenza di UN SOLO ESEMPLARE per MODELLO di arma comune da sparo iscritto nel Catalogo Nazionale delle armi (ora abolito). Per le armi ANTE CATALOGO (1975), era ammessa la detenzione di DUE ESEMPLARI. La norma non si applicava alle repliche di armi ad avancarica che non erano ricomprese nel catalogo.

Oggi, viene di solito ammessa l'iscrizione anche di più armi per modello purché si differenzino in qualcosa di significativo, ad esempio per la presenza di particolari marchi o punzonature differenti. Esiste in tal senso una Circolare del Ministero dell'Interno del 1980. E' interpretazione, però, piuttosto a discrezione delle Questure.

Per identificare il MODELLO oggi si fa riferimento al numero di classificazione che il Banco Nazionale di Prova attribuisce ad ogni arma (vedi QUI).

  

 
Esempio: Beretta 1915/17, cal. 7,65 BROWNING, due esemplari che si differenziano per la punzonatura dell’Ispettore militare: DR e AB (se ne conoscono tre sole marcature)

Per la detenzione delle munizioni di tali armi si rimanda al paragrafo successivo.

Le armi comuni in collezione (a quelle antiche non si applica), possono essere portate al poligono per sparare (prove di funzionamento) con le seguenti regole:

Il trasporto va fatto con nulla osta o con licenza di porto d'arma o altro titolo idoneo.

Una volta ottenuta la licenza la norma non stabilisce alcunché circa le modalità per inserire nuove armi in collezione. Attualmente la procedura delle Questure è la seguente:

  1. richiesta alla Questura della VALUTAZIONE per l'inserimento delle armi comuni da sparo di nostro interesse (specificando modello, marca, calibro e quant'altro utile. Ricordando quanto detto poco prima si possono evidenziare anche peculiarità quali particolari punzonature o marchi). Se si tratta di armi comuni da sparo non ancora in nostro possesso e che non possiamo acquisire materialmente avendone già TRE fuori collezione, bisognerà attendere l'assenso della Questura PRIMA di acquisirle materialmente.
  2. ottenuto l'assenso: se NON sono armi già in nostro possesso, acquisirle materialmente e denunciarne il possesso al competente ufficio di PS con le modalità di legge. Entro lo stesso limite temporale sarebbe meglio anche presentare la richiesta di INSERIMENTO in COLLEZIONE alla Questura se, con le armi acquisite, si superano i limiti di legge.
    Se armi già detenute entro il limite di legge, si inoltra, senza particolari obblighi temporali, la richiesta di INSERIMENTO in COLLEZIONE alla Questura

La richiesta di inserimento è in BOLLO come l'aggiornamento della licenza (quindi DUE marche da bollo). I bolli, in genere, possono anche essere prodotti in un'unica soluzione all'atto del ritiro della licenza aggiornata.

La richiesta dev'essere corredata dalla denuncia di possesso delle armi in inserimento (si può inviare la copia della denuncia vistata dall'Ufficio di PS competente o quella inviata via PEC corredata da mail comprovante la CONSEGNA).

Per TOGLIERE armi dalla Collezione non serve alcuna istanza particolare. Basta segnalare alla Questura le armi tolte dalla Collezione o perché spostate fuori Collezione (avendo "spazio" per farlo), oppure perché l'arma è stata ceduta ad altri. In tal caso va comunque aggiornata anche la denuncia di possesso.


 DETENZIONE MUNIZIONI DI ARMI IN COLLEZIONE

L'art. 10 della L. 110/1975 vieta la detenzione del munizionamento relativo alle armi DI QUALSIASI TIPO detenute in collezione. In realtà l'articolo tratta solo della collezione di armi comuni da sparo e da guerra, ma, così formulato, si è fatto presto ad applicarlo anche alla collezione di armi antiche inserendo il divieto nel DM 14/4/82.

Esiste una circolare del Ministero dell'Interno del 16/12/1975 che interpreta il divieto ammettendo la possibilità di detenere munizionamento utilizzabile dalle armi in collezione qualora il titolare detenga anche armi fuori collezione di egual calibro. Ciò appare logico in quanto, altrimenti, viene impedito, nei fatti, l'uso di armi per le quali il divieto di detenzione di munizioni non vige.

Tuttavia, alcune Questure, nelle prescrizioni, impongono un DIVIETO ASSOLUTO di detenere tali munizioni. Una previsione così tassativa sembra in contrasto con una qualsiasi deroga e, pertanto, chi si trovi tale prescrizione in licenza, rischia di vedersi contestato di non aver ottemperato ad un obbligo imposto dall'Autorità di PS o di aver detenuto munizioni per armi in collezione con i conseguenti rischi giudiziari e di revoca della licenza.